Benigni non è il primo a tradurre il Cantico dei Cantici. Al minuto 9,20 della registrazione che ho postato nell'articolo introduttivo ci rivela apertamente le fonti da cui ha attinto, citando sette dei principali autori, in questo ordine: Cesare Angelini, Andrea Ponso, Giovanni Garbini, Guido Ceronetti, Luca Mazzinghi, Gianfranco Ravasi, Piero Capelli.
Ovviamente nel scegliere i passi a suo dire più belli, ha intrecciato le loro traduzioni, infilando qua e là qualche sua più libera e più ardita interpretazione. Per giustificarla si è inventato una fantomatica versione originaria del Cantico che precederebbe quella conosciuta da tutti. Sappiamo che non esiste affatto una tale versione e che tutti i traduttori si sono serviti dell’unico testo ebraico conosciuto ricavato dal Codice di Leningrado del 1008, consultabile liberamente anche online nell’edizione della “Biblia Hebraica Stuttgartensia”.
