Dopo aver chiarito il metodo e recuperate le traduzioni usate da Benigni come fonti della sua versione del Cantico dei Cantici, passiamo alla trascrizione del suo testo e cerchiamo di individuare con precisione il corrispettivo dei versetti rintracciabili nella versione comune della Cei, Conferenza Episcopale Italiana, del 2008.
Un compito non facile, considerando che è l’attore stesso a dichiarare al minuto 10 della nostra registrazione, durante la lunga presentazione, di aver “messo insieme diversi frammenti” e di aver composto un estratto, come un “trailer di un film”. E infatti, sceglie, sposta e ricompone alcuni brani, dandogli una struttura che ricostruisce così: un prologo che esterna del desiderio dei baci di lui; due parti centrali, in cui rispettivamente lui desidera il corpo di lei e lei il corpo di lui; una terza parte in cui lei sogna lui e rischia di perderlo; e la conclusione, un inno con toni crescenti in cui si celebra l’amore forte più della morte le cui fiamme divine non possono essere spente nemmeno da fiumi in piena.
In realtà la struttura di questo Cantico è molto più complessa, e i tanti traduttori già citati non concordano affatto nel definirla univocamente. Molte sono le possibilità interpretative: le voci dei dialoghi non sono solo una lei e un lui, ma entrano in gioco altre, ancelle, amici di lui, sentinelle e lo stesso re Salomone e la sua Sulammita. E diverse e non facilmente definibili sono pure le circostanze e i luoghi in cui tali dialoghi si dispiegano.
