Al dono dei 10 comandamenti, Dio fa seguire un lungo e articolato corpo legislativo, comunemente detto Codice dell’Alleanza: “Queste sono le norme (Mishpatim מִּשְׁפָּטִים) che tu esporrai loro”, Esodo 21,1-24,18. Si parte dalla legge sulla schiavitù. Una realtà molto distante da noi, ma diffusissima al tempo, anche tra il popolo eletto. Si poteva cadere in schiavitù per povertà o indebitamento. Per contrastare questa piaga, la Legge divina dispone un limite: qualsiasi situazione di schiavitù potrà durare massimo sei anni, nel settimo anno lo schiavo dovrà essere rimesso in libertà. È l’anno sabbatico. Esso riguarda lo schiavo come la terra. Nessuno può avere un diritto assoluto sul tempo, sul lavoro o sulla terra. Il riposo dello Shabbat sarà il segno distintivo di Israele e dell’uomo fatto a immagine del suo Dio che il settimo giorno si riposò da ogni lavoro servile.
La parola servo עֶבֶד ‘Eved non ha nella Bibbia quella connotazione negativa che conosciamo, vuole indicare semplicemente il lavoratore. Nessun lavoro עֲבוֹדָה deve però alienare l’uomo, ma deve al contrario diventare segno di liberazione. Gesù, Yeshua lo ha raccomandato come forma di testimonianza di amore verso i fratelli, lui che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).
Il commento alla Parashà di Daniele Salamone:
