“E tu comanderai (תְּצַוֶּה tetzvveh) ai figli di Israele…”. Così inizia la parashà di questa settimana, Es 27,20-30,10. Ancora altri comandi e prescrizioni. Ma questa volta tutti incentrati sul culto che si dovrà svolgere perennemente nella Tenda del Convegno.
In questo suo commento Daniele Salamone ci fa gustare “la bellezza della santità” che emerge dalla descrizione dettagliata dei paramenti sacri di Aronne e dei sacerdoti, dei sacrifici, dei riti di consacrazione. Sembra di stare già nel grande Tempio di Gerusalemme, mentre di fatto siamo ancora in un tempio provvisorio, in una tenda di nomadi. Ma Dio ha promesso di stare in mezzo al suo popolo e di camminare con lui.
Il riferimento alle dodici pietre preziose che dovevano ornare il pettorale di Aronne, simbolo delle dodici tribù di Israele, anticipano la realtà di un altro tempio e di un’altra città santa, la Gerusalemme celeste che sarà descritta da Giovanni nella sua Apocalisse (21, 19-20). Il vero sacerdozio santo del popolo di Dio non si compirà in un tempio fatto da mano di uomini ma nel Corpo di Cristo, la sua Chiesa.
