La Parashà “Bo”, “Entra”, Es 10,1-13,16, riparte dall’ottava piaga: l’invasione delle cavallette. E si apre con questo strano invito di Dio a Mosè: “Entra dal Faraone”. La Bibbia Cei più semplicemente traduce “vai dal Faraone”, ma il verbo בּוֹא letteralmente significa “entrare”. Considerando ciò che segue, molto probabilmente, il comando del Signore non riguarda semplicemente un recarsi al cospetto del Re, ma quello di provare ad entrare nelle sue intenzioni più intime per saggiare fino in fondo la sua ostinazione, e sperimentare in prima prima persona sua caparbietà e durezza di cuore.
Un semplice cambiamento nell’ordine delle lettere ebraiche accomunano la parola Faraone פרעה a Cervice ערפה Il Faraone ha la testa dura. Come pure il cuore, altro termine che si ripete spesso in questi versetti (ben 850 volte in tutta la Bibbia): לב.
Ogni volta che anche noi mostriamo poca empatia nei confronti del disagio del fratello, induriamo il nostro cuore, e siamo affetti dalla “sindrome del Faraone”, la “sclerocardia” denunciata da Gesù. In questo caso solo Dio potrà operare il necessario trapianto cardiaco, come dice Ezechiele, e sostituire “il cuore di pietra con quello di carne” (Ez 36,26).
Questo ed altro ci spiega Daniele Salamone nella sua consueta Parashà:
