Il tetragramma divino YHWH, יהוה rivelato a Mosè era in realtà già conosciuto. Si ritrova infatti in una stele egizia in riferimento al nome di una divinità collegata al popolo ebraico. Non è tanto il nome ad essere originale, quanto piuttosto i sette verbi riportati nei versetti 6-8 a rivelare la vera natura di questo Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe che si concretizza nell’azione di redenzione nei confronti del popolo: “sottrarrò, libererò, riscatterò, prenderò, diventerò, farò entrare, darò". Si tratta di una nuova esperienza di Dio, non più una tra le tante divinità da temere e venerare, ma il solo e unico Dio, vivo e vero che opera per il suo popolo.
Inizia con queste considerazioni introduttive l'analisi di questa seconda parashà di Esodo (Es 6,2-9,35) fatta dal nostro Daniele Salamone:
