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“VaEra”, Dio “appare” con segni potenti, ma solo la fede giustifica - Parashà 14

Il tetragramma divino YHWH, יהוה rivelato a Mosè era in realtà già conosciuto. Si ritrova infatti in una stele egizia in riferimento al nome di una divinità collegata al popolo ebraico. Non è tanto il nome ad essere originale, quanto piuttosto i sette verbi riportati nei versetti 6-8 a rivelare la vera natura di questo Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe che si concretizza nell’azione di redenzione nei confronti del popolo: “sottrarrò, libererò, riscatterò, prenderò, diventerò, farò entrare, darò". Si tratta di una nuova esperienza di Dio, non più una tra le tante divinità da temere e venerare, ma il solo e unico Dio, vivo e vero che opera per il suo popolo.

Inizia con queste considerazioni introduttive l'analisi di questa seconda parashà di Esodo (Es 6,2-9,35) fatta dal nostro Daniele Salamone: 

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  1. La “spina nella carne” di Mosè - Parashà Shemot - 13
  2. La promessa del Messia - Parashà Vayechi - 12
  3. Avvicinati a Dio! Parashà VaYggàsh -11
  4. Le due volte del Messia e Hanukkah: la Luce del Natale - Parashà Miqez - 10

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