La concomitanza di questa parashà settimanale con פֶּסַח la Pasqua ebraica, mercoledì 8 aprile (15 di Nisan) e con la Πὰσχα cristiana, domencia 12 aprile - vissute entrambe dalle rispettive comunità in quest’anno particolare senza momenti celebrativi pubblici -, ha imposto un rallentamento nel nostro percorso di studio. Venuta meno la dimensione del culto - sebbene sostituita in molti casi dallo streaming -, si è aperta una significativa e inedita dimensione domestica di riflessione e meditazione della Parola di Dio, che non abbiamo voluto ostacolare con un eccesso di inutili contributi.
Passata quindi la Grande Festa, e non volendo comunque venire meno al nostro impegno, proponiamo una semplice riflessione sul titolo della parashà (Lv 9,1-11,47), HaShemini הַשְּׁמִינִי: il “mistero dell’ottavo giorno”.
L’inaugurazione delle Tenda del Convegno, come abbiamo visto, è stata preceduta da una lunga serie di precise prescrizioni rituali e dalla “segregazione” per sette giorni di Aronne e dei suoi figli all'ingresso, per “non morire” (cfr. Lv 8,35). Ma ora, nel giorno “ottavo”, Mosè ordina la presentazione delle offerte, le qorbanòt e l’esecuzione della consacrazione degli arredi e l’avvio del ufficiale del culto. Il suggello e la prova dell'accettazione da parte di Dio, sarebbero stati la discesa della Gloria di Dio al suo interno e il fuoco uscito direttamente dalla sua Presenza dopo la benedizione sul popolo (cfr. Lv 9,24).
Se nel settimo giorno il progetto è completo, è solo nell’ottavo giorno che tutto inizia. Come nei giorni della creazione, il “sette” è simbolo del “completamento”, e l’ottavo quello del “nuovo inizio”. Nella sua consueta diretta, Daniele Salamone ci descrive, questo nuovo inizio “nel timore del Signore”, ricordando i vari riferimenti biblici del “giorno ottavo”:
