La 28ma parashà del “lebbroso” מְּצֹרָע, quinta del libro del Levitico 14,1-15,33, per effetto della contrazione dell’anno lunisolare, viene unita alla precedente, unendo l’attenzione posta sulla “lebbra” a quella doverosa sul “lebbroso”, appunto.
Abbiamo già visto il significato spirituale della lebbra, che la Scrittura intende come una forma grave di contaminazione causata dall’uso sbagliato della parola, la לָשׁוֹן הַוָּה Lashon havvah, la “lingua cattiva” (cfr. Pr 17,4). La Lettera di Giacomo parla della lingua come di un fuoco (non a caso esiste l’espressione “lingue di fuoco”) che può devastare intere foreste. Perfettamente integrato nella tradizione ebraica, Giacomo, ispirandosi probabilmente proprio a queste prescrizioni levitiche, parla infatti di possibile inquinamento dell’intero corpo dell’uomo causato da questo suo piccolo membro (Gc 3,5-6).
Daniele Salamone, nel sua consueta rilettura cristologica della Torah, questa settimana, sulla scorta di alcuni riferimenti evangelici, ci presenta la figura di Gesù, Messia sofferente che si è fatto “peccato per noi” (2 Cor 5,21), “lebbroso”, per guarirci della nostra lebbra spirituale:
