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BARI (domenica 29 ottobre 2017) - La prima edizione de "La Domenica della Parola", istituita per avvicinare i fedeli la lettura personale della Bibbia, è ormai alle nostre spalle. Ed è lecito domandarsi, dopo un mese, quali iniziative pastorali siano state messe in atto per superare il secolare analfabetismo biblico dei “cattolici”, che dopo oltre 50 anni dalla svolta epocale del Concilio Vaticano II, ancora persiste. Ci chiediamo, avrà funzionato questa volta l’accorato appello di Papa Francesco, testimonial d’eccezione dell’iniziativa, che ha esortato: «Volete farmi contento? Leggete la Bibbia!»?

Purtroppo constatiamo che malgrado le innumerevoli iniziative editoriali fiorite intorno alla celebrazione della “Domenica della Parola” - di cui parleremo diffusamente nei prossimi articoli -, nulla di concreto è cambiato nelle stantia prassi pastorale delle nostre chiese locali, fatta di messe, omelie, celebrazioni di sacramenti e ore di catechismo prevalentemente rivolte ai bambini. Pochissime sono ancora le parrocchie che predispongono itinerari di iniziazione alla lettura e meditazione la Bibbia. Per lo più si tende a considerare la Sacra Scrittura un lusso per pochi privilegiati che hanno gli strumenti culturali per accedervi e tutto sommato qualcosa di superfluo per la vita spirituale dei fedeli.

La “Domenica della Parola” è quindi passata, come passano tutte le innumerevoli giornate speciali e mondiali che la Chiesa ha via via istituito negli anni del Post-Concilio, senza sortire nessun effetto e tantomeno imprimere quella svolta che il Concilio auspicava nella Costituzione Dei Verbum, esortando:  “con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere « la sublime scienza di Gesù Cristo » (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. « L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo » (San Girolamo). Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l'approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque” (DV 25).

Passato il santo, passata la festa, come si dice. Dopo la grande pubblicità fatta all'evento nei mesi precedenti, è seguito il totale silenzio sia nei media sia nelle comunità. Anche le celebrazioni liturgiche e le iniziative messe in atto nelle singole diocesi italiane il giorno della "festa", lo scorso 24 settembre, sono passate in sordina. La Chiesa di Bari-Bitonto, ad esempio, benché abbia avuto l'occasione della diretta mondovisione di Rai Uno, per la messa presieduta in Cattedrale dal vescovo mons. Francesco Cacucci, non è riuscita a dare particolare visibilità al dono della Parola. Basta rivedere il video: http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a3037c65-5b33-4cdf-8552-aea4724024c0.html 

Il tutto si è esaurito con la consegna, da parte del Vescovo, del libro della Bibbia al alcune famiglie, in chiusura della Messa. Un gesto puramente formale, che non ha avuto l’adeguata visibilità simbolica che avrebbe meritato. Non ci risulta inoltre che la diocesi abbia programmato altre iniziative simili o predisposto percorsi formativi per incentivare la lettura, lo studio e l'approfondimento della Parola di Dio. E la situazione non ci sembra sia diversa nelle altre diocesi italiane. Se ci sbagliamo, fatecelo sapere commentando questo articolo sulla nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/schirone.it.

Una cosa è certa, non basta dare una Bibbia in mano, o esortare a leggerla, anche se a farlo è il Papa in persona, Papa Francesco, il papa tanto amato da tutti credenti e non, per la sua simpatia e vicinanza alla gente comune. Ci vuole qualcosa di più. Occorre un rinnovato impegno all’ascolto costante e profondo della Parola di Dio, attraverso la frequentazione della Scrittura. Occorre il lavoro quotidiano, umile e silenzioso, dell’assetato che raccoglie l’acqua limpida, come insegna il Talmud:

La parola di Dio è come l'acqua. Come l'acqua, essa discende dal cielo. Come l'acqua, rinfresca l'anima. Come l'acqua non si conserva in vasi d'oro o d'argento ma nella povertà dei recipienti di terracotta, così la parola divina si conserva solo in chi rende se stesso umile come un vaso di terracotta.

 

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