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Inizia la marcia nel deserto, ma tra mormorazioni e maldicenze: - Parashà 36

La parashà di questa settimana,  בְּהַעֲלֹתְךָ BeHa'alòteka “Fa sì che” (Nm 8,1-12,16 ) si apre con la descrizione della מְּנוֹרָה menorah (8,1-4) il  famoso candelabro a sette bracci, simbolo dell’ebraismo. Fatto completamente in oro con le lampade rivolte verso il santuario, simboleggia la regalità, la luce e la purezza di Dio. 

Tale purezza di Dio richiede altrettanta purezza in coloro che sono destinati al culto, i leviti. Tutto il resto del capitolo 8 è dedicato al rito per la loro purificazione. Il loro ministero sacro sarà esercitato da ognuno per 25 anni, dall’età di 25 fino ai 50 anni (cfr. 8,23-25).

Il capitolo 9 è dedicato alla celebrazione della Pasqua nel secondo anno dell’uscita, il 14° giorno del primo mese. Un precetto che coinvolge tutti, anche lo straniero e il “nativo della terra”, probabilmente l’abitante della terra promessa che in qualche modo si suppone resti in mezzo al popolo eletto (cfr. 9,14). Interessante è anche la possibilità che Dio dà a chi è in stato di impurità per aver toccato un cadavere, o si trova in viaggio (ma non stanno tutti insieme nel deserto?) di celebrare la Pasqua, un mese dopo (cfr. 9,11-13). 

Dopo aver stabilito l’uso delle due trombe e la modalità di convocazione dell’assemblea (10,1-10), finalmente si parte. È il 20 del secondo mese. La nuvola si alza sulla tenda dell’incontro: è il segnale. Quando l’arca di muoveva, Mosè cantava un antifona riportata nel versetto 35: “Sorgi, Signore…”. Quando l’arca si fermava: “Torna, Signore …” (v.36). La prima tappa si concluderà nel deserto di Paran (v.11).

Un cammino lungo, durerà 40 anni. Ma già da subito nascono i primi contrasti: stanchezza, insofferenza e sospetti sul loro condottiero. L’ira di Dio divampa come fuoco che divora un’estremità dell'accampamento (cap. 11) e si attacca alla pelle del calunniatore con la lebbra (cap 12). Mosè sempre intercede per il popolo, e viene ascoltato. Ma anche lui si lamenta per essere da solo a portare il peso di un numeroso popolo difficile da gestire. E Dio lo circonderà di 70 anziani, ripieni del suo spirito. Saranno loro ad aiutarlo nel governo (11,16-30).

La mormorazione, sebbena motivata dall’indigenza (la nausea per la manna e la mancanza di carne,) e la maldicenza (di Maria e Aronne nei confronti di Mosè) mortificano lo Spirito di Dio perché minano la comunione fraterna. Argomento ben trattato da Daniele Salamone nel suo commento settimanale: “La purezza della Menorah e l'impurità del lamento”: 

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  1. Camminare nella Torah: “Portare i pesi gli uni degli altri” - Parashà 35
  2. Ritornano a vivere le indimenticabili catechesi quaresimali di mons. Mariano Magrassi
  3. Dio parla (waydaber) nel deserto (Bamidbar) - Parashà 34
  4. Il “Grande Codice” si svela solo a chi non si infrange sullo scoglio del Levitico

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