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Dalle acque amare di Meriba all’acqua che purifica: la preghiera - Parashà 39

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Chukat, חֻקַּת “una disposizione”, parola che dà il titolo alla parashà di questa settimana (Nm 19,1-22,1) è una delle otto parole più usate per indicare il precetto, la legge, il comandamento, ecc. (secondo la traduzione de “Il salterio di Bose”, p. 532-533). Le “disposizioni” della Legge ebraica sono tante, e spesso ci lasciano molto perplessi, soprattutto quando si riferiscono ai cruenti e articolati riti sacrificali. Come qui in riferimento al sacrificio della giovenca rossa, Parah Adumah (19,1-10) פָרָה אֲדֻמָּה, rito di espiazione del peccato compiuto fuori dall'accampamento. 

Ma il Nuovo Testamento ci chiarisce il senso profondo delle “ceneri della giovenca rossa”: esse sono la promessa della venuta del sangue del Messia, l’unico che ha il potere di purificare davvero la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente:

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente? (Ebrei 9,13-14)

Allo stesso modo dovremmo intendere i seguenti riti lustrali (19,11ss): sono tutte immagini del Battesimo nella santissima Trinità (cfr. Mt 28,19).

La nostra parashà continua con la ripresa del racconto del viaggio verso la Terra promessa, tappa per tappa, e con l’ennesima ribellione verso Mosè a Meriba. Si passa dalle acque della purificazione a quelle amare del peccato. Il culmine è il racconto del serpente di bronzo, forse uno dei più celebri del Pentateuco (21,4-9). Il Vangelo di Giovanni chiarirà, il serpente innalzato da Mosè è profezia della Croce salvifica di Gesù: 

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna (Gv 3,14) 

Daniele Salamone nel suo commento ci parla di “Miryam e il ponte tra l'impurità e la purezza”:

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  1. La ribellione e la condanna - Parashà 38
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