Dante e Isaia

Che Isaia sia il più “poetico” dei profeti per saperlo non serve scomodare la filologia biblica. Lo dimostra la rilevanza che ha tra le fonti letterarie del nostro sommo poeta italiano, Dante. La sua opera è infatti pregna di allusioni e citazioni esplicite e implicite del Profeta. A partire dal celeberrimo incipit dell’Inferno, “Nel mezzo del cammin …” evidende ricreazione a calco di Isaia 38,10, che Dante leggeva nella traduzione latina di Girolamo: “Ego dixi: “In dimidio dierum meorum vadam ad portas inferi, che la Bibbia Cei traduce: “Io dicevo: "A metà dei miei giorni me ne vado, sono trattenuto alle porte degli inferi”.

Ma ancora più noi, che possiamo accedere oggi al testo originale in ebraico, quanta ispirazione potremmo trovare nel Grande Codice dell’Occidente, la Sacra Scrittura!

Conoscere l’ebraico ci permette di entrare in modo nuovo e impensabile nel testo “ispirato” per antonomasia. Per esempio, mi è capitato qualche giorno fa di imbattermi in questo passo del profeta: “Dall’alto sarà diffuso in noi lo Spirito... “ (Is 32,15). Un famoso passo che annuncia un particolare evento, quello dell’effusione dello Spirito di Dio, che noi cristiano sappiamo essersi compiuto nel giorno di Pentecoste. Un passo in realtà poco citato nel Nuovo Testamento, che predilige quello di Gioele 3,1, ma che invece qui mi sembra ancora più esplicito. E allora sono andato a rileggerlo in ebraico:

עַד־יֵ֨עָרֶ֥ה עָלֵ֛ינוּ ר֖וּחַ מִמָּר֑וֹם 

‘Ad-ye‘areh ‘aleinu ruach mimmarom  

La Bibbia Cei2008 traduce: "Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall'alto", ma alla lettera il testo dice: "Fino a versare su di noi lo Spirito dalle altezze".

Il verbo יֵ֨עָרֶ֥ה ye‘areh viene da עָרָה ‘arah che significa propriamente “versare”, “svuotare”, “disperdere”. Come per esempio la prima volta che compare nella Bibbia in Gen 24,20 in riferimento all’anfora che Rebecca “svuota” nell’abbeveratoio per i cammelli del servo di Abramo, mandato a cercare una moglie per suo figlio Isacco.  

Si tratta quindi di “svuotare lo Spirito” come si svuota un’anfora piena d’acqua. Ma il verbo può addirittura significare “denudare”, come nel divieto del Levitico di “scoprire” la donna durante il suo ciclo mestruale (20,18), o nel “denudarsi” della figlia di Edom, ubriaca (Lam 4,21). E il Salmista invoca: “in te mi rifugio, non lasciarmi indifeso” (Sal 141,8) - alla lettera “nudo”. 

Inoltre la coniugazione Nifal, in cui compare il nostro verbo, suggerisce una sorta di riflessivo, alludendo a una azione che lo Spirito fa quasi su se stesso, quando “disperdendosi”, “denudandosi”,  si riversa sull’umanità. Quindi è come se effondendo su di noi il suo spirito, Dio letteralmente si svuotasse. 

Ecco la meraviglia di questo promessa: lui ci ha tanto amato “fino a svuotare se stesso” per riempici di sé. E questo l'ha fatto veramente nel Figlio suo Gesù Cristo, come insegna Paolo, "svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini" (Fil 2,7). Ed ecco allora che avviene quello che continua a raccontare poeticamente Isaia nel versetto 15: "allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva." 

L’ebraico è una lingua incredibile, una parola ha mille significati. E quando viene illuminata dal mistero di Cristo si rifrange in uno stupendo arcobaleno!

Ecco perché dobbiamo imparare la lingua sacra: per gustare ogni sfumatura di colore, scrutando nel formidabile caleidoscopio della Parola di Dio.  E lo faremo con il nostro corso, proprio partendo dalla poesia biblica, per imparare l’ebraico leggendo-pregando il libro dei Salmi. 

A presto.