“Ignorare la Bibbia è ignorare Cristo”, afferma lapidario san Girolamo. E leggere in modo frammentario, per morsi e bocconi, i Vangeli che ce ne parlano direttamente, equivale a conoscerlo in modo altrettanto frammentario e riduttivo. I Vangeli canonici, tutti e quattro, sono stati scritti per essere letti integralmente, dall’inizio alla fine. Ma sono pochi i cattolici, anche adulti nella fede, che lo hanno fatto almeno una volta nella loro vita. E la liturgia, fonte e culmine della vita cristiana (cfr. SC 10), non aiuta molto in questo senso. Vediamo il caso dei capitoli decisivi del primo Vangelo, quello Secondo Matteo e l’opportunità dei Social Network, in tempo da Coronavirus.
Il lezionario della liturgia romana infatti, come sappiamo, prevede nelle domeniche e solennità la lettura dei Vangeli sinottici distribuendoli in un ciclo triennale, indicati con le lettere A, B e C. Quest'anno siamo nell'anno A dedicato a Matteo (B = Marco, C = Luca). La liturgia quotidiana feriale, avendo più messe a disposizione, è più costante nella lettura continuativa del Vangelo e riesce a proporlo, assieme agli altri due sinottici, in un anno, interruzioni delle feste permettendo. Ma queste liturgie sono scarsamente frequentata dai fedeli e le circa 52 messe domenicali, ognuna con un tema specifico rendono praticamente impossibile una lettura globale.
Se nel Tempo Ordinario e anche in parte per quello Natalizio, Matteo viene solo in piccole e scelte porzioni, per il tempo Pasquale, dove la fa da padrone il Vangelo di Giovanni, il capitolo 28, quello decisivo e finale, pur essendo composto da solo 20 versetti è decisamente trascurato. Lo si legge spezzettato solo due volte: la prima nella Veglia di Pasqua per i primi 10 versetti (Mt 28,1-10), e la seconda nella solennità dell'Ascensione per i versetti 16-20. Ingiustificatamente tagliati i versetti 11-14, tipici di Matteo, che riportano la questione dibattuta, ahimé fino ad oggi, del presunto furto del corpo del Signore. Versetti che il cattolico medio, il frequentatore almeno domenicale delle Scritture, non leggerà mai in tutta la sua vita, rischiando di non capire affatto tutta la prospettiva evangelica matteana della dottrina della Resurrezione, fondamento della sua fede.
Ma perché partire dalla fine, dalla Resurrezione? Perché in realtà, ce lo dicono i biblisti, i Vangeli furono scritti proprio partendo dalla fine, in qualche modo scritti al contrario. A essere messi per iscritto per primi furono gli ultimi avvenimenti della vita di Gesù: il racconto della sua condanna, la crocifissione e la morte, la tomba vuota e le sue apparizioni alle donne e ai discepoli.
Questo era il nucleo dell’annuncio, il Kerygma, come più volte sintetizzato da Paolo, nelle sue lettere che riportano il messaggio orale originario, prima che venissero redatti i Vangeli: “Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato … A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture” (1Cor 15,1-5)
Intorno a questo primo nucleo essenziale, una sintetica professione di fede, gli Evangelisti, ognuno con un proprio taglio, hanno cercato di ricostruire i dettagli di quegli avvenimenti decisivi e fondativi della fede. In primis ovviamente la resurrezione, perché Paolo ricorda che “se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1Cor 5,14).
Successivamente sono stati aggiunti gli insegnamenti e le opere (i miracoli) di Gesù, che Matteo, nella sua particolare ottica ebraica, raggruppa in cinque grandi discorsi, come i cinque grandi libri della Torah di Mosé, intermezzati da alcune azioni del Signore a favore dei poveri e degli ammalati. Gesù, nuovo Mosè realizza la Legge e inaugura il Regno, infatti “I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella” (Mt 11,5). Un ritornello del suo scritto infatti è: “questo avvenne perché si adempisse…” (Mt 1,22; 2,15.23; 4,14; 8,17; 12,17; 13,35; 21,4; 26,56). Il suo Vangelo sembra un Midrash delle Scritture ebraiche, come acutamente spiega Alberto Mello in un suo commentario del 1995.
Ed infine, solo Matteo e Luca (più ampiamente) hanno inserito a modo di preambolo la sezione dei racconti dell’infanzia del Signore, racconti che invece alcuni vangeli apocrifi successivi si preoccuperanno di ampliare fantasiosamente con intenti di carattere palesemente apologetico-dottrinale.
Davanti a un’opera così ben strutturata, nessuna omelia domenicale per quanto ben fatta potrà restituire all’uditore questo quadro interpretativo globale, che solo la lettura personale, costante e integrale del Vangelo dà.
Un vero peccato. Si dirà: va beh, c’è la catechesi per farlo. Ne siamo sicuri? Le nostre parrocchie e comunità lo fanno? E soprattutto, durante questo lockdown per il contagio Covid19, dove? Ma certo, sui Social Network. Non esistono infatti solo le “Messe streaming” su Facebook, ma anche gruppi dove il Vangelo si può leggere insieme e personalmente, quotidianamente, in un dialogo costante e rispettoso, dove tutti si sentono discepoli dell’unico Maestro. Uno di questi è il gruppo “Lettori del Vangelo”. Noi ci siamo, e se condividete l’idea, venite, vi aspettiamo.

