L’inaspettata pandemia da Coronavirus e le relative drastiche misure per contenere il dilagante contagio hanno proiettato, da un giorno all’altro, le comunità scolastiche, dirigenti, docenti e alunni, nell’ignoto mondo, ancora totalmente inesplorato, della didattica a distanza. Presi in contropiede, molti insegnati in questi giorni si stanno chiedendo: quali strumenti e piattaforme scegliere? Come gestire con essi le lezioni? Come approcciare i nuovi problemi della didattica online?

Prima di lanciarsi nella ricerca affannosa di una qualche soluzione tecnica, occorre partire dall'esperienza concreta. Non siamo nell’anno zero della didattica digitale. Ogni insegnante in questi ultimi anni ha avuto certamente modo di provare, e in parte anche usare, alcuni strumenti digitali: dal semplice e ormai necessario registro elettronico, a piattaforme più ricche come quelle messe a disposizione degli editori dei libri di testo con le versioni elettroniche dei manuali in uso e relativi “ampliamenti” multimediali; fino a vere e proprie piattaforme e-learning e ambienti strutturati come “Cisco”, “Zoom”, “Microsoft teams” e la GSuite, “Google Suite for Education”.

Nessuna di queste è ovviamente perfetta e nessuna potrà rispondere in pieno a tutte le nostre esigenze. Siccome ognuna prevede una inevitabile curva di apprendimento e nessuno dispone di tempo necessario per familiarizzarsi con tutte, prima di abbracciare una qualunque possiamo farci aiutare da qualcuno che, oltre ad essere un insegnante, ha anche una certa esperienza nel campo della psicologia dell'apprendimento digitale.

Ivan Ferrero, esperto in psicodidattica, in un interessante video, ci offre alcuni consigli preliminare che ci possono aiutare a superare il panico iniziale. Una sorta, come lui stesso la definisce, di cassetta di “primo soccorso per la didattica online”. Se abbiamo il coraggio di andare fino in fondo nell’ascolto del suo video (33 minuti), eviteremo di commettere errori che ci farebbero perdere più tempo successivamente. Titolo significativo: Didattica a distanza: gli errori da non commettere e come risolverli.

 

Mi permetto, di seguito, di riassumere schematicamente i punti trattati nel video, in vista di un eventuale confronto e approfondimento tra insegnanti. Affinché, come recita la Circolare Miniteriale del 17 marzo 2020, “le attività finora svolte non diventino – nella diversità che caratterizza l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento – esperienze scollegate le une dalle altre", e la costante interazione tra i docenti risulti “essenziale per assicurare organicità al lavoro che ciascun docente svolge nei contesti di didattica a distanza e per far sì che i colleghi meno esperti possano sentirsi ed essere supportati e stimolati a procedere in autonomia”.

In estrema sintesi, i punti nevralgici toccati da Ferrero sono:

  1. (dal minuto 6) Senza un coordinamento centralizzato si rischia la frammentazione delle piattaforme.  (munito 11): Bisogna definire e scegliere UNA piattaforma.
  2. (dal minuto 12,30) Tutelare i ragazzi più deboli, che hanno bisogno di sostegno. Prevedere per loro delle sessioni a parte, anche con videochiamate singole gestite dall'insegnante di sostegno.
  3. Verificare la disponibilità delle attrezzature da parte degli alunni. Hanno spesso lo smartphone, ma non sempre un pc o un tablet: scomodissimo per  leggere un pdf. Soluzione: fare gruppi di studio virtuali di sostegno e condivisione più piccoli.
  4. (dal minuto 16,40) La didattica online richiede un approccio completamente diverso da quella tradizionale. Non si può replicare l'offline direttamente nell'online, usando lo stesso metodo. Si richiede un altro approccio, tutto da imparare. Ma la buona notizia è che nell’online non siamo obbligati a fare tutto noi. Possiamo infatti registrare alcune parti ben strutturare prima o, ancor meglio, usare nella nostra diretta materiali esterni fatti da professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica: In Youtube, la wikipedia dei video, c’è semplicemente tutto. Questo tra l’altro ci toglie d’impaccio, dato che non tutti siamo anchorman e ci sappiamo muovere davanti ad una telecamera. Eviteremmo così anche di cadere facilmente nel tranello del rapporto rovesciato tra noi e gli alunni che in un contesto alla pari, quale è il digitale, si viene a creare. Gli alunni sanno sfruttare meglio noi l’approccio video diretto e possiamo diventare noi vittime di cyberbullismo.  Nell’usare materiali terzi dobbiamo però sempre accompagnarli con introduzioni e commenti, per evitare la fruizione meramente passiva. 
  5. (minuto 23) Nell'interazione usare un canale unico, sempre lo stesso. Impossibile immaginare di rispondere a domande o di correggere compiti via mail, whatsapp, ecc. uno per uno. Usare una ambiente digitale invece permette di raccogliere in un unico posto tutte domande e i commenti su uno specifico argomento e rispondere con un colpo solo (pensiamo allo stream di Classroom).
  6. (da 26,30)  Non sopravvalutare le competenze digitale dei ragazzi. Spesso ci stupiamo di scoprire che non sanno cosa sia un file e come si salvi sul pc. Avere sempre in mano il cell non fa di loro degli esperti informatici. Dobbiamo quindi sempre dare loro le istruzioni precise su come fare cosa.

Fugati questi dubbi, resta comunque la domanda: ma quale piattaforma dobbiamo usare? Non può esserci una risposta univoca e definitiva a questa domanda. Come già detto, tutte hanno i pro e i contro. Inutile scatenare una una guerra di religione per imporre la propria piattaforma, o scommettere su chi “ce l’ha più performante”. A voler essere asetticamente obiettivi, sul web esistono pure dettagliati confronti tra software, come ad esempio questo tra Meet e Zoom https://www.softwareadvice.com/video-conferencing/google-meet-profile/vs/zoom/

Questo argomento, accennato nel primo punto del video, è stato ripreso in una bella intervista che lo Ferrero ha rilasciato recentemente al bravissimo Andrea Ciraolo. Lo “psicologo digitale” dà un un saggio consiglio in merito, su cui sarebbe utile soffermarsi: bisogna preferire le piattaforme già adottate dalla scuola, inutile sprecare tempo per apprenderne un’altra, e utilizzare quella che contiene in un solo “luogo” tutto il necessario:  videoconferenza, chat, condivisioni di materiali ecc.

Pertanto le scuole cha hanno ad esempio già adottato la GSuite - che questo requisito di completezza ce l’ha -, dovrebbero prediligerla. Innanzitutto perché questa versione di Google, pensata proprio per il mondo della formazione, offre gratuitamente spazio illimitato (ben oltre i 15Gb di base). Ma soprattutto perché garantisce il diritto alla privacy e la tutela dei minori nel sottodominio ufficiale della scuola di riferimento, gestibile dal pannello amministrativo ad uso del superuser dell'Istituto, requisiti che non tutte le altre piattaforme possono garantire.

Tre le decine di applicazioni presenti nella GSuite, che coprono davvero tutti i bisogni di insegnanti e alunni, per la videoconferenza abbiamo l’ottima applicazione Meet. Più che usarla per farci grandi lezioni accademiche - per quelle se proprio vogliamo e ne siamo capaci sarebbe meglio pensare a video ben strutturati, registrati con calma prima - dovremmo considerarla semplicemente una sorta finestra sempre a disposizione per comunicare direttamente con gli alunni. 

Se non ne siamo convinti, possiamo vedere questo video di Ciraolo:

L’emergenza Coronavirus, prima o poi finirà e si tornerà tra i banchi di scuola. Ma da questa esperienza la didattica ne uscirà completamente trasformata. Nulla sarà più come prima. Non si torna indietro. Avremo capito a nostre spese che l’innovazione digitale non è solo una “chance in più” per l’insegnamento, ma una vera rivoluzione didattica, in cui il virtuale non aggiunge una opzionale simulazione del reale, ma offre una vera e propria  estensione e amplificazione della realtà. Ben arrivata finalmente “didattica aumentata”!