BARI - Dopo quattro anni di intensi lavori di restauro, lo scorso 30 novembre, una delle più antiche chiese di Bari, San Gregorio Armeno, ha spalancato il suo portale al culto e all’ammirazione dei cittadini.
L’inaugurazione è avvenuta con la solenne celebrazione dei primi vespri della prima settimana di Avvento, presieduta dall’Arcivescovo di Bari-Bitonto mons. Francesco Cacucci. Un resoconto dei vari momenti liturgici nel video di Nico Tomasicchio.
Il padre priore della Basilica di San Nicola, Giovanni Distante, a conclusione della preghiera, dopo aver ricordato l’origine orientale e la dimensione ecumenica di san Gregorio, contemporaneo di San Nicola (III-IV secolo), ha illustrato i lavori diretti dall’architetto Tommaso Massarelli di Bitonto e finanziati dalla Cei, dalla Basilica di San Nicola e da diversi benefattori.
Nel video, padre Distante (a partire dal minuto 1) fa il lunghissimo l’elenco degli interventi eseguiti che vanno dalla pulitura interna ed esterna delle strutture murarie, al consolidamento antisismico, dall’impianto di illuminazione alle suppellettili:
L’edificio sacro aveva già conosciuto in passato, per due tornate, importanti lavori di restauro, in concomitanza di quelli più ampi che coinvolsero la Basilica di San Nicola [N. Cortone: 150-151]. Il primo, voluto dal Comune di Bari è del 1928. Sotto la direzione dell’architetto Grazia, l’intervento durò appena quattro mesi, dal novembre 1928 al marzo del 1929 e si limitò a liberare la chiesa dagli edifici addossati che la collegavano sul lato sud alla Torre delle Milizie della Basilica nicolaiana, e che coprivano occultando le bellissime absidi che oggi possiamo ammirare.
Il secondo, più importante, circa dieci anni dopo nel 1937, fu possibili grazie alla donazione di 70.000 lire della signora Straziota Ranieri. I lavori furono chiusi il 28 ottobre 1938. Fu un restauro decisamente più radicale, condotto sotto la direzione del sovrintende ai monumenti di Bari, l’architetto Franco Schettini. Vennero smantellati gli altari, gli stucchi, per riportare la chiesa al “presunta” origine romanica, come era consuetudine in quegli anni condurre i lavori di restauro, e vennero ricostruiti alcuni elementi tra cui l'altare, rimosso quello barocco e sostituito con uno in pietra. Riemersero comunque le tre navate con le absidi semicircolari, i capitelli di varie epoche, la monofora centrale coronata di piccole sculture e in corrispondenza della porta di sinistra, murata, lo splendido affresco seicentesco di Sant’Antonio, ripulito anche in questo ultimo restauro [F. Schettini: 255].
Questi interventi restituirono all’edificio il sobrio aspetto che doveva avere originariamente nel XI secolo agli albori dei primi anni della nuovissima basilica di San Nicola quando si ergeva solenne sul piazzale agli occhi dei pellegrini e dove si svolgeva un'importante fiera medievale un paio di volte l’anno e quotidianamente un mercato ittico, come testimonia l’antico nome attribuito all'edificio dal Codice Diplomatico Barese (I, 83) nel 1212: “San Gregorio De Marcatello”, titolo che ritorna pure in altri documenti posteriori del 1215 e 1244.Il secondo, più importante, circa dieci anni dopo nel 1937, fu possibili grazie alla donazione di 70.000 lire della signora Straziota Ranieri. I lavori furono chiusi il 28 ottobre 1938. Fu un restauro decisamente più radicale, condotto sotto la direzione del sovrintende ai monumenti di Bari, l’architetto Franco Schettini. Vennero smantellati gli altari, gli stucchi, per riportare la chiesa al “presunta” origine romanica, come era consuet
udine in quegli anni condurre i lavori di restauro, e vennero ricostruiti alcuni elementi tra cui l'altare, rimosso quello barocco e sostituito con uno in pietra. Riemersero comunque le tre navate con le absidi semicircolari, i capitelli di varie epoche, la monofora centrale coronata di piccole sculture e in corrispondenza della porta di sinistra, murata, lo splendido affresco seicentesco di Sant’Antonio, ripulito anche in questo ultimo restauro [F. Schettini: 255].
L’apertura di una chiesa storica di Bari vecchia, tra le tante spesso chiuse e inacessibili da decenni, è un grande avvenimento. Approfittiamone e visitiamo con Barinedita.it questo tesoro dimenticato della città che oggi ci viene restituito.
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Bibliografia
Franco Schettini, La Chiesa di San Gregorio di Bari, Estratto dalla rivista Palladio, Anno 5, n.6 (1941)
Nicola Cortone, Bari vecchia. Due secoli di distruzioni, Bari 2019
