Vangelo Tetramorfo

Il Vangelo di Gesù Cristo su cui si basa la fede cristiana è stato conservato, almeno nella forma canonica, in quattro versioni: Secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Sin dai primi secoli della Chiesa, questa quadruplice versione è stata considerata "una" per le comunità cristiane. Ma perché quattro racconti diversi sul medesimo Cristo e Signore Gesù? Una sfida accolta dai Padri della Chiesa che si impegnarono a giustificare la pluralità nell'unità contro le due tendenze opposte: da chi cercava di fonderli in un unico libro, eliminando le incongruenze, e da parte di chi accoglieva molti altri vangeli apocrifi, moltiplicando le contraddizioni.

La risposta comunemente accetta fu quella di cristallizzare la posizione ufficiale della Chiesa nella sintesi simbolica del "Tetramorfo" (dal greco tetra, quattro, e morphé, forma), che tenesse insieme teologie, stili letterari, racconti diversi.

In questo breve articolo cercherò di tracciare una breve panoramica dell'evoluzione del Vangelo tetramorfo, dalla Patristica ai giorni nostri.

Il Fondamento Simbolico

Prima di analizzare i singoli Vangeli, bisogna comprendere la "matrice" iconografica che è alla base. I Padri (in particolare Ireneo di Lione, Girolamo e Agostino) lessero i quattro Vangeli attraverso la lente della visione del profeta Ezechiele (Ez 1,10) e dell'Apocalisse (Ap 4,7), dove compaiono quattro "esseri viventi":

  1. Un Uomo (o Angelo).

  2. Un Leone.

  3. Un Bue (o Toro).

  4. Un Aquila.

Su di essi pian piano tutta la tradizione ha "etichettato" ciascun evangelista basandosi sulle caratteristiche interne del testo di ognuno: linguaggio, stile, teologia. Vediamo di seguito, per ognuno il simbolo adottato - indicando dove possibile l'autore che lo ha proposto - e le motivazioni stilistiche e filologiche che lo giustificano, rintracciabili già nei loro incipit.

1. Matteo: L'Uomo Alato (o l'Angelo)

  • Il Simbolo: L'Uomo (o l'angelo).

    • Esegesi Patristica (Girolamo): Matteo è associato all'uomo perché il suo Vangelo inizia con la genealogia umana di Gesù: Incipit: "Libro della genesi di Gesù Cristo, figlio di Davide..."
  • Caratteristiche Stilistiche e Filologiche:

    • Ebraismi e "Compimento": Sottolineando la sua discendenza davidica, ne afferma innanzitutto la sua natura messianica. Per questo Matteo è considerato "il più ebraico dei Vangeli". Inoltre l'uso frequente della formula *"affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta"*, dimostrerebbe il compimento il lui delle Scritture.

    • Struttura Didattica: Il libro è organizzato in 5 grandi discorsi (tra cui il noto il Discorso della Montagna), per presentare Gesù come il "Nuovo Mosè" che porta la nuova Legge, la Torah, ovviamente senza sostituirla: "Non sono venuto ad abolire la Legge... Nemmeno uno iota passerà ..."

    • Vocabolario: Uso dell'espressione "Regno dei Cieli" (tipica riverenza ebraica per non nominare Dio) invece di "Regno di Dio", o del passivo (teologico): è stato detto ... al posto di Dio ha detto.

2. Marco: Il Leone ruggente

  • Il Simbolo: Il Leone.

    • Esegesi Patristica: Associato al leone per il suo incipit vigoroso nel deserto, dove Giovanni Battista è la "voce di uno che grida" (vox clamantis), simile al ruggito di un leone. Rappresenta anche la regalità e la potenza della Resurrezione.
  • Caratteristiche Stilistiche e Filologiche:

    • Urgenza e Azione: La parola chiave greca è euthys ("subito", "immediatamente"), usata oltre 40 volte. È un Vangelo d'azione, con pochi discorsi.

    • Stile "Rozzo" ma Vivido: Scritto in una koiné (greco comune) semplice, talvolta con errori grammaticali o latinismi (essendo indirizzato ai Romani), ma ricco di dettagli visivi (es. "l'erba verde", il cuscino sulla barca).

    • Segreto Messianico: Gesù impone spesso il silenzio sulla sua identità; il "leone" è potente ma misterioso fino alla croce.

3. Luca: Il Bue Sacrificale

  • Il Simbolo: Il Bue (o Toro/Vitello).

    • Esegesi Patristica: Il bue è l'animale sacrificale per eccellenza nel tempio ebraico. Il Vangelo di Luca inizia con Zaccaria che offre incenso nel Tempio. Rappresenta il carattere sacerdotale e sacrificale di Cristo.
  • Caratteristiche Stilistiche e Filologiche:

    • Greco Elegante: Luca scrive il greco più raffinato e letterario del Nuovo Testamento, simile agli storiografi ellenistici (Tucidide, Polibio).

    • Attenzione Medica e Umanitaria: La tradizione (Paolo in Col 4,14) lo chiama "caro medico". Filologicamente si notano termini tecnici per le guarigioni.

    • Temi: È il Vangelo della misericordia (Parabola del Figliol Prodigo), dei poveri, delle donne e della preghiera.

4. Giovanni: L'Aquila che fissa il Sole

  • Il Simbolo: L'Aquila.

    • Esegesi Patristica (Agostino): Mentre gli altri tre (Sinottici) camminano sulla terra con l'uomo, Giovanni vola alto sopra le nubi della storia umana per fissare la luce della divinità del Verbo fin dal "Principio" (In arche en ho Logos).
  • Caratteristiche Stilistiche e Filologiche:

    • Vocabolario Dualistico: Luce/Tenebre, Vita/Morte, Verità/Menzogna. Linguaggio semplice grammaticalmente ma teologicamente abissale.

    • Assenza di Parabole: Non usa le classiche parabole sinottiche, ma lunghi discorsi teologici e metafore "Io Sono" (Ego eimi): "Io sono la vite", "Io sono la porta".

    • Spiritualità: È definito fin dal II secolo (Clemente Alessandrino) il "Vangelo spirituale" (pneumatikon).

L'Evoluzione delle Attribuzioni (La "Questione Simbolica")

Questa attribuzione dei simboli non fu immediata né univoca. Ecco un quadro sinottico di come i tre più autorevoli Padri della Chiesa hanno diversamente classificato i 4 evangelisti. La versione che ha alla fine prevalso è stata quella di Girolamo, accettata da Agostino e passata alle epoche successive.

Padre Matteo Marco Luca Giovanni Logica dell'attribuzione
Ireneo di Lione (II sec.) Uomo Aquila Bue Leone Basata sulla storia della salvezza (Leone=Regalità eterna; Aquila=Spirito profetico). Notare l'inversione Marco/Giovanni.
Girolamo (IV sec.) Uomo Leone Bue Aquila Questa divenne la classificazione canonica occidentale. Basata sugli incipit dei Vangeli.
Agostino (IV-V sec.) Leone Uomo Bue Aquila Agostino vedeva in Matteo la regalità (Leone) e in Marco l'umanità sofferente (Uomo), ma accettò poi lo schema di Girolamo.

La Sintesi di Agostino: De Consensu Evangelistarum

Alla fine fu proprio Sant'Agostino a fornire l'analisi più esaustiva sulle differenze stilistiche dei quattro Vangeli e delle relazioni interne, nel suo De Consensu Evangelistarum.

  • Teoria dell'Interdipendenza: Agostino ipotizzò che gli evangelisti si conoscessero e usassero a vicenda.

  • Stile come Adattamento: Spiegò le divergenze non come contraddizioni, ma come adattamenti ad captum auditoris (alla capacità dell'ascoltatore) e come espressione della libertà autoriale ispirata dallo Spirito Santo. Per Agostino, Matteo è il "capostipite", e Marco il suo "abbreviatore", una tesi oggi rovesciata dalla maggioranza (ma ci sono sviluppi più recenti) degli esegeti moderni che vede in Marco la fonte più antica.

Dal Medioevo all'Esegesi Moderna

Mentre la patristica si concentrava sull'armonizzazione mistica, l'esegesi successiva ha spostato il focus:

  • L'Arte Medievale: Ha fissato il Tetramorfo nei portali delle cattedrali (es. Chartres) e nelle miniature (es. Book of Kells). Le differenze non erano viste come problemi filologici, ma come sfaccettature necessarie di un diamante unico.

  • L'Esegesi Storico-Critica (XIX-XX sec.): Ha confermato le intuizioni stilistiche dei Padri ma con strumenti scientifici:

    • Ha confermato il greco "semitizzante" di Matteo.

    • Ha rivalutato la "rozzezza" di Marco come segno di arcaicità (Priorità Marciana).

    • Ha isolato la fonte "Q" (Logia) comune a Matteo e Luca, spiegando le loro somiglianze verbali.