Filippo Favia, *La BBIBBIE pe cci và de fodde (in lingua barese, con traduzione in italiano, *Amazon 2025.**  Tradurre la Bibbia in dialetto?! Finora c’era riuscito – per intero – solo don Matteo Coppola in napoletano, opera in sei volumi, di difficile reperimento. Quanto al barese, due anni fa (2003) Luigi Canonico si è limitato al Nuovo Testamento, *U Tèstamènde Nève*, mentre Augusto Carbonara nel 2013 ha tradotto il Vangelo di Marco, *U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese. Testo barese e latino. *Filippo Favia non ambisce a una traduzione integrale, ma, in questo ultimo suo lavoro, ci propone una selezione accurata e vivace delle pagine più significative del Libro sacro, debitamente rielaborate: *La BBIBBIE, pe cci và de fodde, *la Bibbia, cioè, “per chi ha fretta”*.*  ## **📚 Contestualizzazione e valore linguistico**  Il barese, negli anni recenti, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, e l’interesse di registi ed editori, basti pensare al successo (sebbene duramente contestato dai puristi della lingua) del Topolino … Ma la Lingua barese da tempo ha dato prova di grande capacità di sostenere testi colti: come *La “Chemmedie” de Dande* di Gaetano Savelli (Divina Commedia) e altre opere dedicate a Leopardi o alla Guerra di Troia. Favia, già autore di varie raccolte dialettali (a partire dalle poesie di *Spine de Rizze* e *Na ceclatère de pausì*), segue questa prestigiosa tradizione, e in questo recente lavoro, conferma la sua professionalità nel trattare il tema e nell’uso corretto della grafia dialettale conforme alle norme dell’Accademia della Lingua Barese fondata da Alfredo Giovine, sostenuta dalla "preziosa consulenza” fornita dall'attore ed esperto cultore della tradizione barese, Gigi De Santis.  ## **🎯 Scelta dei brani e struttura editoriale**  Favia include 20 episodi dell’AT e 24 del NT, correttamente rielaborati nel rispetto della tradizionale lettura religiosa, e attentamente selezionati con equilibrato peso rispetto alla rilevanza e influenza che gli stessi hanno esercitato sulla cultura - arte, letteratura, cinema - nazionale e mondiale. Si parte dalla Creazione, dal Diluvio universale, e dalla Torre di Babele …, per arrivare alla Moltiplicazione dei pani, Risurrezione e incredulità di Tommaso.  Originale è l’impaginazione bilingue: il testo italiano affiancato a sinistra rispetto alla versione barese, che fa da guida al lettore, facilitando la comprensione per chi non è madrelingua, senza sminuire la forza della resa in vernacolo.  ## **✨ Lingua, stile, fedeltà narrativa**  Il risultato di Favia è asciutto, ma mai piatto. Riesce a mantenere i climax drammatici, ironici, profetici e lirici tipici dei racconti biblici, grazie anche alla scelta ben calibrata di termini specifici baresi, come ad esempio “Domineddì”, che ben traduce il nome proprio, impronunciabile di Dio in ebraico Yhavé-Elohim, reso con Signore Dio, o l’uso del preciso e vivo barese “zèdere”, per rendere “spose”, “consorti”. Scelte lessicali che testimoniano la buona conoscenza del testo sacro e l’alta competenza e rispetto per la lingua barese autentica.  ## **🛡️ Dialetto e sacralità: un incontro necessario**  Questo ennesimo lavoro del bravo Filippo Favia non è mera esercitazione letteraria, ma il risultato di attenta lettura della Bibbia, di un’appropriazione consapevole dei suoi contenuti e della faticosa lotta ermeneutica tra due tradizioni linguistiche che seppur lontane nello spazio e nel tempo sono destinate a dialogare e incontrarsi nel cuore più profondo del senso della vita che ogni generazione e cultura da sempre cerca di indagare. Ed è altresì un gesto encomiabile di amore, custodia e valorizzazione di una lingua, il barese, che non è seconda a nessuna del nostro Bel Paese, capace di esprimersi in tutti i registri, da quello comico-popolare a quello più lirico e sacro degno delle grande cultura. Un contributo significativo per la salvaguardia della nostra lingua.  ## **😄 Tono coinvolgente… senza banalità**  Pur mantenendo rigore filologico e proporre riflessioni profonde, il testo sa intrattenere. Favia sa far sorridere grazie al suo vernacolo autentico e schietto, e al suo appeal narrativo. Una lettura che non deluderà certo il cultore attento della Bibbia e il credente, ma che sicuramente sarà in grado di catturare l’attenzione del curioso e sempre più vasto pubblico, attratto dal nostro dialetto o da quello che già lo mastica. Per tutti, un’esperienza rinnovata di ascolto di storie eterne, di portata universale.

Filippo Favia, La BBIBBIE pe cci và de fodde (in lingua barese, con traduzione in italiano), Amazon 2025.

Tradurre la Bibbia in dialetto?! Finora c’era riuscito – per intero – solo don Matteo Coppola in napoletano, opera in sei volumi, di difficile reperimento. Quanto al barese, due anni fa (2003) Luigi Canonico si è limitato al Nuovo Testamento, U Tèstamènde Nève, mentre Augusto Carbonara nel 2013 ha tradotto il Vangelo di Marco, U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese. Testo barese e latino. Filippo Favia non ambisce a una traduzione integrale, ma, in questo ultimo suo lavoro, ci propone una selezione accurata e vivace delle pagine più significative del Libro sacro, debitamente rielaborate: La BBIBBIE, pe cci và de fodde, *la Bibbia, cioè, “per chi ha fretta”.

📚 Contestualizzazione e valore linguistico

Il barese, negli anni recenti, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, e l’interesse di registi ed editori, basti pensare al successo (sebbene duramente contestato dai puristi della lingua) del Topolino … Ma la Lingua barese da tempo ha dato prova di grande capacità di sostenere testi colti: come La “Chemmedie” de Dande di Gaetano Savelli (Divina Commedia) e altre opere dedicate a Leopardi o alla Guerra di Troia. Favia, già autore di varie raccolte dialettali (a partire dalle poesie di Spine de Rizze e Na ceclatère de pausì), segue questa prestigiosa tradizione, e in questo recente lavoro, conferma la sua professionalità nel trattare il tema e nell’uso corretto della grafia dialettale conforme alle norme dell’Accademia della Lingua Barese fondata da Alfredo Giovine, sostenuta dalla "preziosa consulenza” fornita dall'attore ed esperto cultore della tradizione barese, Gigi De Santis.

🎯 Scelta dei brani e struttura editoriale

Favia include 20 episodi dell’AT e 24 del NT, correttamente rielaborati nel rispetto della tradizionale lettura religiosa, e attentamente selezionati con equilibrato peso rispetto alla rilevanza e influenza che gli stessi hanno esercitato sulla cultura - arte, letteratura, cinema - nazionale e mondiale. Si parte dalla Creazione, dal Diluvio universale, e dalla Torre di Babele …, per arrivare alla Moltiplicazione dei pani, Risurrezione e incredulità di Tommaso.

Originale è l’impaginazione bilingue: il testo italiano affiancato a sinistra rispetto alla versione barese, che fa da guida al lettore, facilitando la comprensione per chi non è madrelingua, senza sminuire la forza della resa in vernacolo.

✨ Lingua, stile, fedeltà narrativa

Il risultato di Favia è asciutto, ma mai piatto. Riesce a mantenere i climax drammatici, ironici, profetici e lirici tipici dei racconti biblici, grazie anche alla scelta ben calibrata di termini specifici baresi, come ad esempio “Domineddì”, che ben traduce il nome proprio, impronunciabile di Dio in ebraico Yhavé-Elohim, reso con Signore Dio, o l’uso del preciso e vivo barese “zèdere”, per rendere “spose”, “consorti”. Scelte lessicali che testimoniano la buona conoscenza del testo sacro e l’alta competenza e rispetto per la lingua barese autentica.

🛡️ Dialetto e sacralità: un incontro necessario

Questo ennesimo lavoro del bravo Filippo Favia non è mera esercitazione letteraria, ma il risultato di attenta lettura della Bibbia, di un’appropriazione consapevole dei suoi contenuti e della faticosa lotta ermeneutica tra due tradizioni linguistiche che seppur lontane nello spazio e nel tempo sono destinate a dialogare e incontrarsi nel cuore più profondo del senso della vita che ogni generazione e cultura da sempre cerca di indagare. Ed è altresì un gesto encomiabile di amore, custodia e valorizzazione di una lingua, il barese, che non è seconda a nessuna del nostro Bel Paese, capace di esprimersi in tutti i registri, da quello comico-popolare a quello più lirico e sacro degno delle grande cultura. Un contributo significativo per la salvaguardia della nostra lingua.

😄 Tono coinvolgente… senza banalità

Pur mantenendo rigore filologico e proporre riflessioni profonde, il testo sa intrattenere. Favia sa far sorridere grazie al suo vernacolo autentico e schietto, e al suo appeal narrativo. Una lettura che non deluderà certo il cultore attento della Bibbia e il credente, ma che sicuramente sarà in grado di catturare l’attenzione del curioso e sempre più vasto pubblico, attratto dal nostro dialetto o da quello che già lo mastica. Per tutti, un’esperienza rinnovata di ascolto di storie eterne, di portata universale.