Inizio del Vangelo di Gesù Cristo

In questo nuovo anno liturgico appena iniziato, del ciclo B delle letture, riprendiamo in mano il Vangelo di Marco. Si tratta del più breve dei quattro. Si compone solo di 11.229 parole greche, rispetto alle 18.278 di Matteo e alle 19.404 del più lungo dei tre sinottici, Luca (per completezza diciamo che Giovanni ha 15.416 parole e nel complesso tutti e quattro i Vangeli contano 64.327 parole greche).

Una statistica forse fredda, ma per dire che si tratta in fondo di un “libretto” piuttosto piccolo, e per suggerire la possibilità, non consueta per un libro biblico, di una lettura integrale da farsi “ tutto d’un fiato” in un paio d’ore, come ci invitava a fare anche don Gianmario Pagano, curatore del canale youtube, “Bella prof”, tre anni fa. 

Una proposta non del tutto inedita. Una lettura integrale, pubblica di Marco in una sola serata fu condotta anni orsono dall’attore Franco Giacobini a più riprese in diverse città italiane, e da Massimo Popolizio a Prato nel 1995. A dire la verità a lanciare una iniziativa simile per la prima volta fu l'attore inglese Alec McCowen nel 1976 (fonte Gianfranco Ravasi in questo articolo apparso nel 2012 su “Ilsole24ore”).

Non si tratta di proporre un mero esercizio recitativo, ma di avere la possibilità di approcciare il Vangelo per quello che il suo autore - tra l’altro l’inventore del genere letterario “Vangelo” -, Marco, intese raggiungere componendolo. Il Vangelo nasce infatte per essere letto interamente da cima a fondo e non come purtroppo, per esigenze di tempo, facciamo nelle nostre liturgie domenicali. 

E infatti non è un caso che  l’esegeta Benoît Standaert, nel suo corposo commento al Vangelo di Marco, avanzi l’interessante ipotesi di una lettura continua che probabilmente, nei primi secoli della Chiesa, i catecumeni facevano prima di ricevere il battesimo. Così scrive: “Marco è un testo letto integralmente, in una sola volta, in occasione di una veglia notturna fra il sabato e la domenica, quella della festa pasquale» (Marco. Vangelo di una notte, Vangelo per la vita, Dehoniane, Bologna 2012). Non si trattava di una lettura drammaturgica, tipo tragedia greca,  ma proprio rituale, con tutta la sua efficacia "sacramentale" che intendeva condurre il discepolo alla professione di fede in Cristo, e fargli pronunciare con lo stupore dell centurione sotto la croce, le parole: “Davvero costui era figlio di Dio!” (Mc 15,39).

Ecco allora che la liturgia ci propone un nuovo anno in compagnia dell’evangelista Marco. E se quest’anno fosse la volta buona di leggerlo davvero integralmente? E se volessimo fare ancora di più: imparare a leggerlo direttamente nella sua lingua originale, il greco? Il testo lo trovate qui, con accanto la rispettiva tradizione italiana e latina: 

E c’è un libro che ci può guidare in questa avventura: Rosa Calzecchi Onesti, Leggo Marco e imparo il greco, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1993 (Diventato piuttosto raro. Se non riuscite a trovarlo in libreria, contattatemi in privato):

Ci piace concludere questo invito alla lettura di Marco riproponendo questa bellissima conferenza biblica del 1989 di un giovane, ancora semplicemente "don", Gianfranco Ravasi (Tutte le altre conferenze dello stesso ciclo le troviamo sul medesimo canale youtube):

Inizia l’avventura alla scoperta di Gesù Cristo, Figlio di Dio. 

Buona lettura.