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Nel primo anniversario della scomparsa di Pino Daniele, tante sono state le manifestazioni in suo onore: flash mob spontanei, concerti, mostre, trasmissioni... Il grande musicista partenopeo è stato ricordato ieri, 4 gennaio 2014, anche dalla Rai che per lo speciale "Unici", ha ritrasmesso il documentario di Giorgio Verdelli, "Pino Daniele, Tu dimmi quando, quando". E un bellissimo cofanetto con i successi degli esordi dell'artista con foto e registrazioni inedite, "Tracce di Libertà", è stato pubblicato dalla Fondazione nata a suono nome per volontà della famiglia. Torneremo a parlare di questi e altre eventi. Ma oggi, mentre riascoltiamo alcune sue indimenticabile canzoni, ci ritorna davanti l'ultima immagine postata da Pino Daniele su Twitter: la strada del ritorno, Back Home.

Un bianconero carico di nostalgia. Che ritorno sognava Pino negli ultimi giorni della sua vita? Aveva voluto ricomporre il gruppo delle origini, con James Senese, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo e Joe Amoruso e aveva riproposto in tourné il suo "Nerà a Metà". Ma a che punto era il suo bisogno di "casa"? Che ritorno ancora deiderava o immaginava?

Impossibile saperlo. Eppure una risposta c'è. Ed è lui stesso a darla. L'abbiamo trovata in una pagina della sua unica autobiografia, scritta, molti anni prima. Pino aveva aveva una viosione "chiara e precisa" per gli anni della sua maturità: fare il «posteggiatore per sfizio».

Riportiamo interamente la pagina finale di "Storie e poesie di un mascalzone latino".

... uno gira tutto il mondo per poi tornare sempre al punto di partenza. Io, se penso alla mia età matura, ho una visione chiara e precisa: mi vedo in un ristorante, con la chitarra, a girare fra i tavoli cantando e suonando. Il posteggiatore? Sì, il posteggiatore. Ho sempre detto e pensato che quella della "posteggia" è un'ottima scuola, tutti i giovani aspiranti artisti ci dovrebbero passare. Nei libri si racconta ancora di posteggiatori leggendari, ad quello che chiamavano "'o Zingariello" fino ai fratelli Vezza. E io stesso, non ho cominciato praticamente da posteggiatore, suonando con complessini quasi improvvisati? Dopo è arrivato il successo, la musica nuova, i viaggi, le esperienze con alcuni tra i migliori musicisti moderni. Un percorso che continua (altre musiche mi vengono in mente per altri dischi), ma certe volte penso che, a un determinato momento, grazie ai consensi avuti dal pubblico per tanti anni, potrò mettermi a fare il posteggiatore per sfizio! Eccomi là, a sorridere ai clienti ai tavoli, fare un leggero inchino e cantare a filo di voce:

... Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è 'a voce d' 'e criature
ca saglie chianu chianu
e tu saje ca nun si' sulo...

Oppure:

Terra mia, terra mia
tu si' chiena 'è libbertà;
terra mia, terra mia
i' mo sento 'a libbertà...

Un ristorante, ho detto. Un piccolo ristorante. Del resto, mio figlio Alessandro vuole fare il cuoco, da grande: studia, con profitto, alla Scuola alberghiera di Gaeta. Dove lo aprirò, questo ristorante? A Capri! Una terrazza piccola sul mare, col pergolato, i fiori, il profumo dei limoni e dei gelsomini. Cinque o sei tavoli, non di più. Oltre il muretto, il mare, solo il mare. Io bevo, fumo e faccio la posteggia... Lavoro per questo!

Stateve bbuono, guagliù!

Ve lo immaginate? Vi trovate in pizzeria un sabato sera con la vostra ragazza, o con gli amici. Ed ecco entra il solito discutibile musicante che vorrebbe strapparvi qualche monetina. Voi non lo guardate nemmeno in faccia, sperando che faccia presto la sua performance e tolga quanto prima tutti dall'imbarazzo. Quando improvvisamente sentite il famosissimo arpeggio di chitarra classica e l'inconfondibile falsetto: «Tu dimmi quando, quando...».

Potremmo essere noi a sognare. Torna presto Pino, ci manchi.