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“E tu comanderai (תְּצַוֶּה tetzvveh) ai figli di Israele…”. Così inizia la parashà di questa settimana, Es 27,20-30,10. Ancora altri comandi e prescrizioni. Ma questa volta tutti incentrati sul culto che si dovrà svolgere perennemente nella Tenda del Convegno. 

In questo suo commento Daniele Salamone ci fa gustare “la bellezza della santità” che emerge dalla descrizione dettagliata dei paramenti sacri di Aronne e dei sacerdoti, dei sacrifici, dei riti di consacrazione. Sembra di stare già nel grande Tempio di Gerusalemme, mentre di fatto siamo ancora in un tempio provvisorio, in una tenda di nomadi. Ma Dio ha promesso di stare in mezzo al suo popolo e di camminare con lui.

Il riferimento alle dodici pietre preziose che dovevano ornare il pettorale di Aronne, simbolo delle dodici tribù di Israele, anticipano la realtà di un altro tempio e di un’altra città santa, la Gerusalemme celeste che sarà descritta da Giovanni nella sua Apocalisse (21, 19-20). Il vero sacerdozio santo del popolo di Dio non si compirà in un tempio fatto da mano di uomini ma nel Corpo di Cristo, la sua Chiesa.

 

***

Circa lo studio della lingua, da questa settimana, come promesso, iniziamo la parte più difficile ma anche la più importante e decisiva per l’apprendimento di ogni grammatica, il verbo.

Sarà un approccio graduale, almeno nelle intenzioni, che ci permetterà di passare gradualmente dalla semplice individuazione della sua forma radicale (il triletteralismo) al riconoscimento dei suoi due aspetti fondamentali, perfetto e imperfetto, e delle sue sette coniugazioni.

Per iniziare diciamo subito che l’ebraico, come quasi tutte le lingue del mondo, contempera verbi regolari - che nel nostro caso mantengono intatta nelle sue varie forme il radicale trilittero - , detti per questo motivo verbi forti; e verbi irregolari che sfuggono a ogni ingabbiamento in strutture e paradigmi prestabiliti, i cosiddetti verbi deboli

I verbi forti sono immediatamente riconoscibili e una volta imparato il sistema dell’uso di prefissi e suffissi, sono facilmente (si fa per dire) coniugabili in ogni aspetto e forma. Nei verbi deboli invece intervengono alcune variazioni nel trilittero. Precisamente In sette circostanze, relative:

  1. alla presenza tra esse di una gutturale א ה ח ע   
  2. di una Nun o Yod י נ
  3. di wav o yod come seconda radicale 
  4. di lettere identiche come seconda e terza
  5. di Aleph o He come terza radicale 
  6. di due o più dei precedenti casi
  7. in altri verbi particolari in Pe, Aleph, Zade

Tranne per il caso n. 1 che differisce dai verbi forti esclusivamente per la vocalizzazione, ed è il caso del primo verbo incontrato nella nostra lettura in Gen 1,1 Barah בָרָא, gli altri casi vanno studiati uno per uno. Come primo approccio per ora possiamo tranquillamente tralasciare la loro conoscenza, perché saranno i vocabolari ad aiutarci a ricostruire le varie forme. Quello che importa per ora è saper riconoscere in ogni verbo incontrato il suo possibile radicale trilittero originario.

Il nostro sarà un approccio pragmatico allo studio, partendo dal contatto diretto con il testo, sulla base del metodo proposto da Giuseppe De Carlo nel suo Il sistema verbale ebraico. Un approccio didattico di cui abbiamo dato conto in un nostro articolo http://www.schirone.it/schirone/index.php/15-due-approcci-allo-studio-del-verbo-ebraico-strumenti-gratuiti-in-rete 

Buono studio

שבת שלום!

 

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