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Al dono dei 10 comandamenti, Dio fa seguire un lungo e articolato corpo legislativo, comunemente detto Codice dell’Alleanza: “Queste sono le norme (Mishpatim מִּשְׁפָּטִים) che tu esporrai loro”, Esodo 21,1-24,18. Si parte dalla legge sulla schiavitù. Una realtà molto distante da noi, ma diffusissima al tempo, anche tra il popolo eletto. Si poteva cadere in schiavitù per povertà o indebitamento. Per contrastare questa piaga, la Legge divina dispone un limite: qualsiasi situazione di schiavitù potrà durare massimo sei anni, nel settimo anno lo schiavo dovrà essere rimesso in libertà. È l’anno sabbatico. Esso riguarda lo schiavo come la terra. Nessuno può avere un diritto assoluto sul tempo, sul lavoro o sulla terra. Il riposo dello Shabbat sarà il segno distintivo di Israele e dell’uomo fatto a immagine del suo Dio che il settimo giorno si riposò da ogni lavoro servile.

La parola servo עֶבֶד ‘Eved non ha nella Bibbia quella connotazione negativa che conosciamo, vuole indicare semplicemente il lavoratore. Nessun lavoro עֲבוֹדָה deve però alienare l’uomo, ma deve al contrario diventare segno di liberazione. Gesù, Yeshua lo ha raccomandato come forma di testimonianza di amore verso i fratelli, lui che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).

Il commento alla Parashà di Daniele Salamone:

Tutta la Torah è disseminata di precetti, le mitzvòt, plurale femminile di מצוה, mitzvàh. Se ne contano 613, di cui 248 sono prescrizioni positive (cose da fare) e 365, come i giorni dell’anno, precetti da non violare (cose vietate). La nostra Parashà, come possiamo facilmente notare, è quella più fitta: contiene ben 53 mitzvot, 23 imperativi e 30 proibizioni.

***

Mishpatim מִּשְׁפָּטִים è uno degli otto termini che ricorrono ripetutamente come sinonimi nel salmo 119 per indicare la Legge di Dio. Questo lungo salmo alfabetico innalza per essa una solenne lode usando l’intero registro semantico della lingua ebraica, sgranando quasi in forma litanica tutte le 22 lettere ebraiche. La traduzione del Salterio fatta dalla comunità monastica di Bose, in una nota a p. 532 riporta queste otto parole, cercando di evidenziare le sottili sfumature semantiche che le differenziano e il corrispettivo italiano scelto. Vediamole una per una:

  • Torah, conosciuto generalmente come Legge, è più corretto tradurre invece con insegnamento, conformemente alla sua radice verbale.
  • ‘Edot, testimonianze, indica “le parole con cui Dio testimonia ai credenti il suo amore e la sua fedeltà”.
  • Piqqudim, precetti, sono le “ingiunzioni, norme e imperativi del Signore”.
  • Chuqqm, le volontà, indicano “propriamente i voleri divini che vengono scolpiti, incisi su tavole di pietra, e quindi espressione autoritativa della volontà di Dio.
  • Mizwah-mizwot, comando-comandi, “indica gli ordini, i comandi che Dio rivolge al suo popolo”.
  • Mishpat-mishpatim, giudizio-giudizi, sono “sentenze, ordinamenti, prescrizioni giudiziarie che emanano dal diritto di Dio”
  • Davar, parola, “in quanto energia operante, parola efficace e creatrice, parola-evento uscita dalla bocca di Dio”.
  • Imrah, promessa (letteralmente “detto”) sono gli “oracoli pronunciati da Dio che attendono una realizzazione”.

L’esercizio che propongo per questa tappa di studio è cercare in questa parashà e soprattutto nel salmo 119 le varie ricorrenze di queste parole, e trascrivere la loro radice nel nostro quadernetto dei vocaboli. 

In particolare segnalo l’approfondita analisi linguistica del termine מִּשְׁפָּטִים presente sulla già conosciuta pagina Facebook Crescere con le radici delle parole ebraiche e che riportiamo integralmente:

LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatim)! La sua radice è ש פ ט  : la porta del linguaggio ( שָפָָָ(ה (Safà(h)) volta al buono טוֹב (Tov) della ט . L’espressione  פ di fuoco della ש forgia la ט , unica lettera aperta verso l’alto, alla RICERCA del bene supremo.  ש פ ט la cui gematria è 389 corrisponde a אֲחַפֵּשֹ (Achappes) CERCHERO’, intenzione al futuro nella prima persona del verbo CERCARE  לְחַפֵּשֹ(Lechappes). Siamo nel tema del GIUDICARE infatti c’è chi traduce מִשְׁפָּטִים (Mishpatim) semplicemente GIUDIZI o Statuti. Anche Rav M.M.Shneerson traduce con Leggi e fa una differenziazione interessante. Distingue LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatim), TESTIMONIANZE עֵדוּת  (‘Edut) e STATUTI חוּקִים (Chukim) . Gli ultimi non possono essere veramente compresi dal nostro intelletto ma vengono realizzati perché sono richiesti da Dio. Le testimonianze possono trovare una spiegazione dentro di noi ma non sono conformi a bisogni riconosciuti e si accettano come decreti divini. Infine le LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatim) corrispondono alle esistenziali esigenze private e sociali che naturalmente l’uomo avrebbe dovuto darsi anche se non fossero state sancite dall’Alto. Il valore numerico di  LEGGI מִשְׁפָּטִים (Mishpatim) è 479 ci collega al loro scopo: הַטּוּב וְהַתּוֹם (Hattuv vehattom) IL BENE e LA RETTITUDINE. Torniamo alla parola al singolare: מִשְׁפָּט (Mishpat) LEGGE, DIRITTO, GIUDIZIO, PROCESSO e anche FRASE. Ricordiamo di dare un giusto peso alle parole che isolate o collegate possono ferire e farci incorrere nell'errore. I nostri maestri ci insegnano continuamente di prenderci la responsabilità di ogni parola che pronunciamo e dell’importanza del silenzio quando non si trovano parole in armonia. La grande saggezza di Salomone lo portò infatti a chiedere …“un cuore ascoltante per GIUDICARE לִשְׁפֹּט (Lishpot) il tuo popolo per distinguere tra il bene e il male”…. (Re I 3,9) 

לֵב שֹׁמֵעַ לִשְׁפֹּט אֶֽת־עַמְּךָ לְהָבִין בֵּֽין־טֹוב לְרָע 

(Lev  shome’a lishpot et ‘ammecha lehavin ben tov lera’). 

Il popolo di Israele è stato giudicato da numerosi GIUDICI שוֹפְטִים (Shofetim) e questo è anche il nome del loro libro che si trova nel primo libro dei profeti Anteriori.

(Chok) חוֹק è il sinonimo usato più frequentemente per LEGGE.

Buon lavoro.

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